Inquinamento luminoso

 Il fenomeno dell’inquinamento luminoso si è reso in questi ultimi decenni sempre più evidente, e le immagini notturne riprese dai satelliti chiariscono la gravità del fenomeno: una consistente frazione della radiazione luminosa resta inutilizzata ai fini dell’illuminazione notturna e viene, invece, inviata verso il cielo.

Per inquinamento luminoso si intende qualunque alterazione della quantità naturale di luce presente di notte nell’ambiente esterno, al di fuori degli spazi che è necessario illuminare, e dovuta all’immissione di luce nell’ambiente di cui l’uomo abbia responsabilità. Sono quindi fonte di inquinamento luminoso tutti gli impianti di illuminazione esterna che dirigono una parte del flusso luminoso verso il cielo o verso aree che non è necessario illuminare. Ridurre l’inquinamento luminoso significa innanzitutto salvaguardare il cielo stellato, uno tra i più affascinanti spettacoli della natura, da sempre facile via d’accesso alla cultura scientifica e fondamentale stimolo alla cultura umanistica.

Tuttavia l’argomento non deve interessare solo una ristretta fascia di popolazione costituita da astronomi, astrofili e spiriti “romantici”, ma deve coinvolgere tutti, dal momento che l’inquinamento luminoso determina anche un ingiustificato spreco di risorse. E’ ovvio, infatti, che tutta la luce diretta verso il cielo o verso aree non di pertinenza degli impianti  è luce inutilizzata, che costituisce perciò uno spreco di energia, oltre che di denaro. 

Limitare il più possibile l’inquinamento luminoso significa: 

1)    evitare di dirigere i fasci luminosi direttamente verso l’alto: Questo primo requisito si può ottenere attraverso una scelta di apparecchi di illuminazione del tipo “full cut off”, ovvero che emettono luce esclusivamente verso il basso;

2)    illuminare solo quando serve: con riferimento alla normativa tecnica di settore, che definisce, in ciascun ambito, i livelli sufficienti di illuminazione. Questo permette di ridurre l’inquinamento luminoso indiretto, cioè il flusso luminoso che viene riflesso o diffuso verso l’alto dalle superfici illuminate;

3)    illuminare solo dove serve: (controllo dell’inquinamento ottico o luce intrusiva). Un’attenta scelta delle ottiche e un’accurata progettazione degli impianti consentono di dirigere la luve solo dove è necessaria e non altrove. Questo permette anche una limitazione dei danni provocati dall’inquinamento luminoso sugli esseri viventi: sono, infatti, ormai ampiamente dimostrati gli effetti negativi prodotti sugli esseri animali e vegetali esposti ad illuminazione artificiale. Inoltre, va sottolineato che un’illuminazione eccessiva o mal direzionata può peggiorare la sicurezza stradale, dal momento che può facilmente provocare fenomeni di abbagliamento o distrazione degli utenti della strada.

Troppo spesso gli impianti di illuminazione vengono progettati senza la necessaria attenzione al tema dell’inquinamento luminoso. Inoltre, spesso, la scelta dei corpi illuminanti è dettata, anziché da esigenze in termini di prestazioni illuminotecniche, da fattori estetici. Sicuramente gli impianti di illuminazione sono un importante mezzo di valorizzazione dell’ambiente urbano, ma è anche vero che è sempre più necessario coniugare queste esigenze estetiche con quelle dell’ambiente. Il principio della sostenibilità deve fungere da elemento guida: va preservato il cielo stellato, in quanto componente del paesaggio naturale, e vanno preservate le risorse naturali scegliendo soluzioni progettuali che consentano il minor consumo energetico possibile. Utilizzare in maniera responsabile e razionale la luce artificiale significa, insomma, soddisfare equamente le esigenze della società e dell’ecologia e permettere di ammirare il cielo notturno in tutto il suo splendore.      

 
Ultima modifica: Lun, 14/12/2015 - 18:51